La differenziata a Milano un anno dopo

Partita a livello di sperimentazione nel novembre 2012, e solo su alcune zone del capoluogo lombardo, la raccolta differenziata dell’umido ha riscosso a Milano un grosso successo, merito anche dell’introduzione del sacco trasparente per la raccolta dei rifiuti indifferenziati che, di fatto, impone un maggiore controllo sul comportamento “virtuoso” dei cittadini.

In ogni caso, il milanese si è dimostrato ricettivo, facendo registrare alla propria città un dato positivo: il primo semestre 2013 ha confermato un aumento della raccolta differenziata di circa il 20% rispetto all’anno precedente.

Le cifre:

- 31mila tonnellate è il totale di rifiuto umido raccolto nel primo semestre 2013;

- 41,4% di raccolta differenziata nel primo semestre 2013, contro il 35,6% dello stesso anno;

- a giugno si è registrata la cifra record con il 42,1% dei rifiuti prodotti in città e raccolti in maniera differenziata);

- 37,4% era, lo scorso anno, la percentuale del contenuto totale del sacco dell'indifferenziata;

- 65% di differenziata è l’obiettivo preposto da Milano entro l’Expo del 2015.

Ottimi risultati, per una buona abitudine che ha cambiato radicalmente quelle vecchie, e che spesso risulta “indigesta”. Un po’ come gli stessi rifiuti alimentari che buttiamo, e che oggi dobbiamo “portare giù” tutti i giorni, per evitare cattivi odori e sporcizia, soprattutto nelle case milanesi che spesso sono piccole.

Utilissimo a questo proposito un piccolo elettrodomestico, inventato da InSinkErator negli Stati Uniti nel 1927, chiamato “dissipatore”, che realmente “dissipa” la quasi totalità dei rifiuti alimentari, trasformandoli in particelle minuscole che vengono eliminate dallo scarico del lavello, al quale questo strumento viene collegato.

Nel concreto, l’utilizzo del dissipatore permette di mantenere l’igiene in cucina e una maggiore facilità di smaltimento del rifiuto, eliminando all’origine una parte della differenziazione. Triturare il rifiuto organico ed eliminarlo grazie all’utilizzo di un dissipatore non solo è una pratica permessa dalla legislazione italiana, ma riduce la massa di rifiuto nelle nostre discariche già sovraccaricate e, dove è prevista la differenziazione dell’umido, ne abbatte notevolmente i costi di gestione.

Un recente studio sperimentale di fattibilità tecnico-economica svolto a Chieri, finanziato da SMAT e ANIMA-UIDA, con il supporto del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Verona, dell'azienda locale di gestione del servizio idrico integrato (SMAT) e dell'autorità di governo dei rifiuti urbani (ATO-R Associazione d'Ambito Torinese per il Governo dei Rifiuti), ha portato interessanti dati a proposito. Secondo quanto emerso, infatti, il dissipatore evita i costi di raccolta (porta a porta) e di trasporto della Forsu - Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano. Secondo i dati pubblicati da ISPRA nel 2011, in Italia in media si può stimare un costo di raccolta, trasporto e trattamento Forsu di 50,1€/fam/anno. La differenza ottenibile mediante l’uso del dissipatore porterebbe a un vantaggio oltre che economico ambientale e di salute.  Potenzialmente infatti, se tutte le 22 milioni di famiglie italiane fossero dotate di questo sistema, si verificherebbe un decremento di costi pari a ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno.

La tecnologia del dissipatore risulta quindi essere uno strumento per una raccolta della frazione organica dei rifiuti più efficiente, comoda e immediata. La tecnologia risulta utile per una drastica riduzione della CO2 emessa dai trasporti che raccolgono i rifiuti, per una maggiore igiene e salute della comunità e per una produzione intelligente di energia attraverso il biogas.